Quale futuro ci attende tra crisi della natalità, umana e aziendale, e crisi energetica
di Luigi Poi
A vanti tutta! Anzi, no! Contrordine, indietro tutta! E’ più insidiosa e rischiosa la denatalità umana o la denatalità delle aziende e delle attività commerciali ed artigiane? E quale collegamento storico e statistico esiste tra questi due fenomeni socio-economici? La fuga dei cervelli e l’emigrazione giovanile dal Sud verso il Nord e dal Nord verso l’estero è causa o effetto della evoluzione (positiva o negativa) della natalità o dei meccanismi della evoluzione economica? Unioncamere ha recentemente rilevato l’andamento della demografia delle imprese nel 2024; ci sono state 322.835 iscrizioni di nuove attività (essenzialmente nel settore dei servizi e nei comparti scientifici e tecnici) e 285.979 cessazioni (riguardanti soprattutto piccoli laboratori artigiani e negozi di prossimità). Un vero è proprio tsunami ha riguardato proprio i negozi, “per il commercio il 2024 è stato un anno da dimenticare, hanno chiuso bel 61.634 piccole attività commerciali contro 23.188 di nuove aperture” (dati Confesercenti -22 febbraio 2025). In generale, considerando tutto il mondo produttivo, appare ancora un lieve saldo positivo ma fortemente squilibrato sul piano territoriale. Infatti sono 478 i comuni con zero aperture, quasi tutti al Sud e nelle isole nonostante il forte trend del turismo e dell’agricoltura. Negli ultimi dodici anni sono sparite 180.000 imprese giovani di cui più del 40% (circa 80.000) ubicate al Sud con una notevole incidenza sul PIL. Non a caso proprio nel Mezzogiorno d’Italia si è concentrata tra il 2011 ed il 2024 la maggior perdita di popolazione, circa un milione e mezzo di giovani. Dunque si può affermare che denatalità umana e denatalità imprenditoriale sono in osmosi? Certo è che su entrambe incide negativamente la pressione fiscale, il costo dell’energia, il caro fitto sia aziendale che abitativo. Mentre sul crollo delle aziende “under 35“ incide in modo rilevante anche il costo annuo della burocrazia; in Campania 3,5 miliardi, in Sicilia 2,9 miliardi ed in Puglia 2,4 miliardi (in quest’ultima regione negli ultimi dieci anni si contano 13.500 ditte in meno).
Una recente inchiesta del Corriere della Sera curata da Milena Gabanelli e Francesco Tortora – 18 febbraio u.s. – ha puntato il dito sui problemi che potrebbero derivare dal costante fenomeno della denatalità in particolare nel mondo occidentale. Ed inevitabilmente si è acceso un dibattito tra chi sostiene che se, ben regolato, l’impoverimento abitativo (lì dove avviene) potrebbe essere una opportunità per il miglioramento degli standards di vita e il benessere della natura e tra chi invece ritiene che “un mondo senza figli perde la capacità di innovarsi“ (Eugenia Roccella) e di crescere. Bisogna dire che l’inchiesta si è basata su un rapporto dell’ONU che ha fotografato l’andamento della natalità dai prossimi 30 anni fino alla fine del secolo in corso. Il nostro pianeta è stato suddiviso in tre macro-gruppi. Noi apparteniamo al primo Asia -Europa che essenzialmente è già in una fase di declino (tra 30 anni saremo 50 milioni e dalla fine del 2100 gli italiani saranno 35,5 milioni). L’Ucraina uscirà ancor più con le ossa rotte dalla guerra fratricide e inutile con la Russia, non solo per i tanti morti, ma soprattutto per la fuga all’estero di tante famiglie, nella solo Polonia circa 2milioni. Nel 1995 erano 51,8 milioni ora sono poco più di 35 milioni (molti anziani e pochi giovani) e nel 2054 diventeranno meno di 30 milioni. Aggiungiamo per tenere i piedi ben saldi nella nostra quotidianità e nella nostra realtà territoriale che la popolazione legale di Sorrento è cresciuta dal 1861 (6.720) al 1921 raggiungendo 10.075 unità ed anche successivamente con il picco massimo di crescita tra il 2013 ed il 2016 (16.609). I dati dell’ultimo censimento 2023 registrano come iscritti all’anagrafe comunale 15.302 sorrentini. Nell’ultimo quinquennio ha una media di decrescita intono al -1% annui; perdita dovuta non solo alle stesse cause di quella nazionale ma anche per l’esplosione della ricettività extra alberghiera che ha dato luogo al triste esodo di molti giovani e di intere famiglie per mancanza di abitazione. In breve ecco i dati degli altri comuni della Penisola.
Massa Lubrense – 1921, 8.725 ab. – 2023 ab. 14.146
Piano “ 6827 – “ 12.486
Stesso trend a Meta e Sant’Agnello. Rimanendo al nostro piccolo orto si segnala una diversità rispetto a tante altre località europee ed a molte italiane. Non abbiamo assistito (e non si assisterà) ad una sostituzione etnica. L ‘islamizzazione che sta caratterizzando non solo le grandi città ma anche tanti piccoli comuni in Francia e Inghilterra è ben lontana da noi. A tutto tondo la popolazione mondiale è cresciuta costantemente e dovunque, tanto che abbiamo raggiunto il numero di 8,023 miliardi (dati fine 2023), a fine 2024 l’Onu calcola che hanno calpestato la Terra 8,2 miliardi di individui. Come tutte le statistiche è da tener presente che il dato non è univoco, la crescita e la decrescita camminano a macchia di leopardo. Quello che tutti evidenziano sono le preoccupazioni relative alla capacità di approvvigionamento energetico, alla gestione dei rifiuti, alle risorse idriche e di cibo, all’inquinamento atmosferico. Fermo restando l’incognita delle applicazioni dell’AI al mondo del lavoro, alla ricerca medica, allo sfruttamento delle fonti di energia, alla robotica e quant’altro. Sembra utile per dare più forza a queste brevi riflessioni esaminare anche i dati relativi all’emigrazione giovanile, non solo di “cervelli”, non solo di laureati ma anche di forza di lavoro meno qualificata ma comunque fondamentale in alcuni settori produttivi.
I giovani andrebbero cullati, coltivati come fa il contadino col minuscolo seme perché sa che è potenzialmente in grado di sbocciare e diventare essenziale per il buon esito della raccolta . Inoltre il prossimo futuro dipende in primis dal costo dell’energia che è fondamentale per il nostro sistema produttivo. E il costo dell’energia dipende molto dalla fine della guerra in Ucraina. Mai dimenticare che siamo i quarti esportatori al mondo e la seconda manifattura europea e anche il Sud negli ultimi anni sta finalmente crescendo spinto dal turismo e dal suo indotto. Per non tacere dell’export manifatturiero delle regioni meridionali, escluse le isole, è cresciuto del 4,25 % nei primi nove mesi del 2024. Insomma il privato (che in fondo, in fondo è quello che sostiene tutta la baracca il suo lo sta facendo) ma paghiamo gli eccessi fiscali, l’elefantiasi della burocrazia, i colpi bassi della UE alla nostra produzione agricola ed alimentare: Non da meno errori pesanti in materia di gestione e procacciamento dell’energia, ritardi (essenzialmente conseguenza di assiomi ideologici che il tempo sta smontando) dello establishment europeo (quello che Mario Draghi ha definito l’impero dei “NO“) e quindi per mancanza di pragmatismo, di concrete conoscenze specifiche, per furbizie di parte, per asservimento a poteri e interessi finanziari o semplicemente per adeguarsi al partito dei detrattori ad ogni costo. Piace o non piace la pace in Ucraina ci permetterà la riattivazione del South Stream ed il gas russo abbatterà il caro energia e questo al momento sembra “l’unico, vero e realista scudo contro il rialzo (speculativo) dei costi del gas e dell’elettricità“ che colpiscono soprattutto i più deboli come le industrie (ad alta richiesta energetica) e le famiglie che non vivono nei privilegiati quartieri ZTL. Sono poco meno di 140.000 i giovani laureati che nell’ultimo decennio, secondo il Sole “24 Ore, sono “fuggiti“ all’estero, quasi tre volte in più di quelli rientrati. Secondo la fondazione NORDEST in 13 anni il saldo negativo è salito a 377mila giovani e si calcola sulla base del reddito medio potenzialmente producibile una perdita di capitale umano che non può non suscitare un grido d’allarme. Sicuramente ancora di più se si tenesse in conto quanto sono costate al nostro Stato la preparazione universitaria e le specializzazioni.
L’ennesimo paradosso tricolore: tante risorse pubbliche spese per formare del “talenti“ e poi regalarli a realtà straniere come USA e Paesi del nord Europa. Si può e si deve, anche, evidenziare che nel frattempo i giovani, talentuosi e lavoratori, del Sud sono diventati per il Nord un serbatoio irrinunciabile a cui attingere . Nei prossimi anni sarà fondamentale il ritorno al primato del merito, al riconoscimento della bontà e solidità degli studi ed ad una severa e rigida valutazione delle lauree on-line, all’offerta di migliore condizioni economiche e alle garanzie di applicazione della meritocrazia (nel settore pubblico) per poter arrestare l’abbandono dell’Italia. Altresì la percentuale di migrazione interna è elevata ed in alcuni casi (aree interne ) incide sull’impoverimento demografico, sull’invecchiamento della popolazione, sul deterioramento del tessuto sociale. Restringendo territorialmente il campo di osservazione possiamo tranquillamente affermare che qui in Penisola Sorrentina e Costiera il deflusso di cervelli e di lavoratori giovani è in atto egualmente ma con percentuali inferiori grazie al buon andamento del turismo e del suo indotto. E’ difficile riprodurre dati esatti per mancanza di statistiche ad hoc. Del resto le metodologie utilizzate su larga scala se utilizzate in piccole realtà più che darci dati statistici certi, al cento per cento, servono per individuare le tendenze generali. Ma il segnale questo è! In conclusione meglio avanti tutta con le attività economiche perché esse sono fondamentali anche per un saldo positivo della presenza umana ed attiva sul territorio e un parziale freno all’esodo dei giovani verso Estero e verso Nord, per le casse pubbliche, per la sopravvivenza e lo sviluppo territoriale. Non ultimo per la conservazione e la salvaguardia della memoria storica.